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Archive for aprile 2010

link della settimana (19-25 aprile 2010)

la fotografia di strada e le ansie collettive

Oxford Street, 2006, by Matt Stuart

Vale la pena di segnalare questo articolo del Guardian che riassume una breve storia della “street photography” e la rilegge, attraverso le voci di fotografi dell’ultima generazione, rispetto alle ansie collettive che si sono sviluppate negli ultimi anni verso la privacy individuale (peraltro violata quotidianamente in nome della sicurezza dalle innumerevoli telecamere di sorveglianza), e verso il  terrorismo post-11 settembre.

Per saperne di più rispetto all’argomento:

link della settimana (11-18 aprile 2010)

ed eccoci di nuovo con lo spam dei link raccolti durante questa settimana (veramente pochi):

Categorie:link collection Tag:

i (mica tanto) paradossi della natura

A proposito degli impatti dell’eruzione del vulcano Eyjafjallajoekull:

(via Information is Beautiful)

APPUNTI SUL FOTOGIORNALISMO: LA QUESTIONE ITALIANA

Riporto qui da Facebook un evento assolutamente da non perdere, per chi è addetto ai lavori o semplicemente appassionato di fotografia e fotogiornalismo:

APPUNTI SUL FOTOGIORNALISMO: LA QUESTIONE ITALIANA
sabato 24 aprile 2010
Ore 10.00 – 19.00
ISA – Istituto Superiore Anticendi
Via del Commercio 13, ROMA
Giornata dedicata alle problematiche relative al fotogiornalismo in Italia.
a cura di
Officine Fotografiche, Punto di Svista, Il Fotografo, CultFrame – Arti visive

Si svolgerà il 24 aprile 2010 “Appunti sul fotogiornalismo: la questione italiana”, una giornata dedicata alle problematiche relative al fotogiornalismo in Italia.

A organizzare l’evento sono le associazioni culturali Officine Fotografiche e Punto di Svista e le testate giornalistiche Il Fotografo e CultFrame-Arti visive.
Le quattro realtà culturali che operano sul territorio italiano nel mondo dell’organizzazione di mostre e seminari e in quello del giornalismo fotografico e della critica intendono proporre al mondo della fotografia italiana, ai fotografi professionisti, agli appassionati una riflessione pubblica sulla situazione odierna del fotogiornalismo in Italia.

L’esigenza di questo incontro, aperta alla partecipazione e agli interventi dei fotografi provenienti da tutte le parti d’Italia, nasce dalla presa di coscienza di una deriva visuale legata all’informazione e ai mass-media del nostro paese sempre più dannosa sia per la fotografia in generale che per il rapporto tra giornalismo e documentazione visiva di fatti ed eventi. L’impressione, infatti, è che si sia sempre più spostato il baricentro del fotogiornalismo dallo spirito di servizio legato alla notizia alla spettacolarizzazione del dolore e della sofferenza dei diseredati e degli emarginati della terra.

A discutere, con il pubblico presente, su fotogiornalismo, etica e valori comunicativi, guidati dal direttore di CultFrame – Arti visive, Maurizio G. De Bonis, e dal direttore de Il Fotografo, Sandro Iovine, saranno addetti ai lavori: fotografi, giornalisti, critici, organizzatori e operatori del settore, tra questi Giorgio Cosulich, fotografo e docente, Leo Brogioni, fotografo e docente di fotogiornalismo, Emanuele Cremaschi, fotogiornalista, Alessandro Grassani, fotogiornalista.

L’Inizio dei lavori è fissato per le ore 10.00 con lo spazio dedicato ai relatori invitati, i quali interverranno con approfondimenti relativi ai propri ambiti professionali, usufruendo anche di supporti audiovisivi. In particolar modo, i fotografi presenti affronteranno i punti centrali della pratica fotogiornalistica e delle relative conseguenze di carattere professionale. Il tutto in relazione alla situazione del mercato dell’informazione italiana e attraverso esempi concreti della loro esperienza sul campo.
Il dibattito proseguirà il pomeriggio attraverso un dialogo tra i relatori e con l’assemblea durante la quale tutti i presenti potranno avanzare suggerimenti, idee e proposte sulla base delle questioni sollevate dai relatori e anche in funzione del successivo appuntamento previsto per il 2011.

Informazioni:
Giorno: 24 aprile 2010, ore 10.00 – 19.00
ISA – Istituto Superiore Anticendi Via del Commercio 13, ROMA
(Zona Ostiense, Metro Piramide, Linea B)
INGRESSO LIBERO

Programma:
10.00 – 13.00 interventi dei relatori
13.00 – 15.00 pausa
15.00 – 19.00 dialogo tra i relatori e il pubblico presente e assemblea

Contatti:
Punto di Svista: puntodisvista@gmail.com
Officine Fotografiche: of@officinefotografiche.org
Il Fotografo: ilfotografo@sprea.it
CultFrame – Arti Visive: redazione@cultframe.com

I RELATORI

LEONARDO BROGIONI
Diplomato alla scuola di fotografia “Riccardo Bauer”(ex “Umanitaria”), svolge dal 1991 l’attività di fotogiornalista collaborando prima con agenzie fotografiche poi con riviste e case editrici. Nel 1992 è tra i venti fotografi europei selezionati per partecipare al “Kodak European Panorama of Young Professional Photography”. Nel 1998 ha vinto il “Premio AFIP per la fotografia italiana di ricerca” nella sezione reportage. Dal 1999 al 2002 ha scritto di fotogiornalismo sulla rivista Progresso Fotografico. Nel 2003 è uno dei fotografi selezionati per la mostra del premio “Riccardo Pezza”. E’ stato docente di fotogiornalismo presso John Kaverdash School, Istituto Europeo di Design, CFP Riccardo Bauer, Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica. E’ membro del consiglio direttivo dell’associazione Fotografia & Informazione. E’ uno dei fondatori di Polifemo. Le sue foto sono pubblicate dalle maggiori riviste italiane ed esposte in varie mostre personali e collettive. Nel 2009 ha vinto il Premio Giornalistico Claudio Accardi e il Premio L’Anello Debole con il documentario “L’Italia chiamò” realizzato con Matteo Scanni e Angelo Miotto. http://www.leobrogioni.net

GIORGIO COSULICH
Giorgio Cosulich, nasce a Roma nel 1970. Dopo aver frequentato il corso di Fotografia dello IED, inizia la sua carriera di fotografo nel 1995 a New York, dove lavora per il PIER59 Studios, occupandosi di moda e glamour. Dopo due anni lascia lo studio per dedicarsi al fotogiornalismo e al reportage sociale. Nel corso degli anni il suo lavoro lo ha portato in giro per il mondo, diversificando i propri interessi sui vari temi, come i conflitti balcanici di Bosnia e Kosovo, i rifugiati afgani in Pakistan, l’infanzia indigente dell’Africa, le comunità Rom nell’est europeo, le favelas brasiliane, le realtà degli immigrati in Italia. Le sue immagini sono state pubblicate da prestigiose testate nazionali ed internazionali, tra le quali: l’Espresso, l’Europeo, GQ, Zoom, Max, Colors, Geo, Internazionale, Bergens Tidende, Stern, New York Times, People, Newsweek, Time.Il suo lavoro è stato esposto in Italia e all’estero. Nel 2005 ha realizzato con il fotografo Francesco Zizola la mostra Deconstruction, presentata all’interno di “Fotografia – Festival Internazionale di Roma” nel 2005. Ha partecipato a numerosi festival quali il Festival Internazionale di Fotografia di Roma (2003, 2005, 2008), il Festival Internazionale di Foiano (2004), il RomaDocFest (2006, Menzione speciale), il SalinaDocFest (2007), il PordenoneFilmFest (2007). collabora come fotografo indipendente con l’agenzia Getty Images (Usa) e con la Lonely Planet (Australia), ed è docente di reportage presso l’Accademia Cromatica di Roma. Attualmente sta portando avanti un progetto dal titolo Africa Express, un lungo viaggio a bordo dei treni africani, che sarà pubblicato in un libro edito dalla Postcart il prossimo Dicembre 2010.

EMANUELE CREMASCHI
È nato a Sanremo nel 1980. Completa gli studi scientifici tra l’italia e l’Australia, per trasferirsi a Milano dove studia Giurisprudenza. Si avvicina alla Fotografia solo nel 2006 grazie a un corso del CFP Bauer. Dal gennaio 2008 è membro di prospekt. Nello stesso anno è uno dei 15 fotografi selezionati per la rassegna Menotrentuno II – Giovane Fotografia Europea in Sardegna. Nel 2009 riceve il Premio giornalistico Enzo Baldoni per il lavoro collettivo 03:32 A.M. – 6.3 Richter sul terremoto in Abruzzo. Emanuele si interessa di storie legate all’attualità italiana e collabora regolarmente con il settimanale L’espresso.

MAURIZIO G. DE BONIS
Critico fotografico, cinematografico e delle arti visive. Svolge da quasi venticinque anni l’attività di giornalista culturale, saggista, critico e docente di linguaggi audiovisivi. Attualmente è Segretario del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI, direttore responsabile della testata giornalistica Cultframe – Arti Visive, direttore di CineCriticaWeb, membro del Comitato di Redazione di Punto di Svista – Arti Visive in Italia. È stato curatore di mostre per il Festival Fotografia di Roma (Il corpo è il pensiero – Simcha Shirman, 2007 – Cara Moldova – Alfredo Covino, 2008 – Cronache del quotidiano – David Perlov, 2008). Nel 2009 ha co-fondato Punto di Svista, associazione culturale impegnata nell’ambito della ricerca fotografica e cinematografica. Ha pubblicato libri di argomento fotografico e cinematografico. È stato ideatore e co-organizzatore del Ritiro di Studi sulla Fotografia di Prato, giunto alla terza edizione, e della manifestazione intitolata Immagini Contemporanee – Dialoghi sulla Fotografia. È docente di Metodologia della Critica presso il Master in Critica Giornalistica dell’Accademia d’Arte Drammatica di Roma e di Linguaggio Cinematografico nel corso di Visual Art dell’ISFCI di Roma. Recentemente ha condotto seminari sulle connessioni linguistiche tra fotografia e cinema presso Officine Fotografiche (Roma) e Mandeep (Roma). Da alcuni anni, attraverso articoli e saggi pubblicati su Cultframe – Arti Visive e Punto di Svista – Arti Visive in Italia, analizza le questioni centrali del fotogiornalismo, con particolare riferimento alla situazione italiana.

ALESSANDRO GRASSANI
È nato a Pavia nel 1977, studia fotografia all’Istituto Riccardo Bauer di Milano. Lavora in Albania, Kosovo e Sudamerica; nel 2004, con il funerale di Yasser Arafat, inizia i suoi reportage dal Medio Oriente. È nella Striscia di Gaza prima e durante lo sgombero dei Coloni, e vi torna dopo la vittoria alle elezioni di Hamas e durante l’ operazione militare denominata dagli israeliani “Summer Rain”. Lavora anche in Iran, dove si reca per la prima volta alla fine del 2003, per documentare gli effetti del terremoto di Bam. Vi torna più volte dopo la vittoria alle elezioni del presidente conservatore Ahmadinejad nel 2005 e inizia un progetto che vuole analizzare la poliedrica e complessa società iraniana.
Espone al Festival Internazionale di RomaFotografia (circa35), nelle gallerie FNAC, al palazzo Ducale di Genova e a Savignano sul Rubicone FestivalFoto. Nel 2007 vince la menzione speciale al premio FNAC.
I suoi lavori sono pubblicati tra gli altri da Time Magazine, Sunday Time, Der Spiegel, Vanity Fair, Days Japan, Epsilon, Mare, Internazionale, Io Donna, Sette. E’ stato rappresentato dall’ agenzia GraziaNeri fino al 2009 ed è ora membro della nuova agenzia LuzPhotoAgency. E’ rappresentato all’ estero da Aurora, Bilderberg, Invision Images.

SANDRO IOVINE
Giornalista e critico fotografico, dirige la rivista Il Fotografo e insegna Fotogiornalismo e Comunicazione visiva. Collabora con Rai-Radio 1 e Il Manifesto. È stato condirettore di F&C edita dal MIFAV-Università di Tor Vergata. Ha creato e diretto a Roma lo spazio espositivo Centro Fotogiornalismo,organizzando mostra in Italia e all’estero con, tra gli altri,Francesco Zizola, Riccardo Venturi, Paolo Pellegrin, Medici Senza Frontiere. Ha curato numerosi libri di fotografia tra cui Ammentos (foto di Dario Coletti, 1997), 180 Basaglia (foto di Dario Coletti, 1998), Bambini (foto di Paolo Pellegrin, 1998),25 anni all’inferno, la storia dei Medici Senza Frontiere (foto di Autori Vari, 1999), Sette Minuti (foto di Riccardo Venturi,2001), A. D. 1176 (foto di Umberto Armiraglio e Cristiano Fabris, 2005), Il permesso di crescere (foto di Claudio Argentiero e Bruno Taddei, 2005), Some Jazz in B. A. (foto di Umberto Armiraglio, Claudio Argentiero e Cristiano Fabris,2006), Calabria in festa (foto di Marco Marcotulli, 2006), San Rossore (foto di Nicola Ughi, 2007), Il velo della Sposa (foto di Mario Vidor, 2008). È autore del blog Fotografia:parliamone.

cinedigestione :-)

ieri sera, complici una tessera omaggio per il multisala Barberini in scadenza entro mercoledì, e soprattutto complice mio figlio che è andato a cena e pi è rimasto a dormire da un amichetto, io e mia moglie ci siamo sparati ben due dicasi due film di seguito al cinema, come facevamo ai tempi storici dell’estate romana a Massenzio, e dei cinema d’essai quali il Novocine a trastevere (ora trasformato in un’orrenda multisala), o il cinema Farnese prima che lo ristrutturassero.

I film, in sequenza, erano:

  • Mine Vaganti, di Ferzan Özpetek, come pietanza principale

Guardando in fila due film affatto diversi, tutto sommato mi sono divertito con entrambi, e mi sono venute in mente delle curiose assonanze:

Mimiche facciali – Mine vaganti: spicca su tutto la fulgidissima interpretazione di Riccardo Scamarcio, che ricorda nel 2010 la grandiosa gamma espressiva del Clint Eastwood dei tempi migliori: “con cappello” e “senza cappello”, che diventano, nella variante  Scamarciana “espressione bovina con bocca trasversale” e “espresssione bovina con bocca trasversale e angolo sinistro del labbro incurvato verso l’alto”.

Mimiche facciali – E’ complicato: probabilmente tutto il cast di questo film è stato pagato un tanto a movimento di ogni muscolo facciale (e, nel caso della Streep, con un bonus di un tanto a gesticolazione), considerando  la quantità incredibile di espressioni facciali esagerate ai limiti del grottesco, con bocche spalancate, occhi strabuzzati, eccetera. Fanno eccezione (parziale) Steve Martin, che in gran parte del film ha un sorriso inchiodato (probabilmente dovuto a un’emiparesi), e Alec Baldwin che ci prova in qualche parte di film e poi getta la spugna.

Sagra delle Banalità – Mine Vaganti: i personaggi tratteggiati a mò di macchiette: il genero napoletano, i gay o tormentatissimi o checcone al limite della drag queen come in “Priscilla – La regina del Deserto” (grande film, quello), la nonna oracolo (mina vagante per antonomasia del film) che tutto sa tutto vede e tutto prevede, la sorella zitta ma che si accorge di tutto, la bella scontrosa che smuove il confine fra omo ed eterosessualità di Scamarcio, il padre padrone., e infine il lieto fine sul funerale e sul ballo finale che mescola antico e nuovo.

Sagra delle Banalità – E’ complicato: tutto il film. ma la cosa veramente tremenda è la colonna sonora, che passa da “suite: Judy blue eyes” di Crosby, Stills & Nash, a Pump and Circumstances di Elgar con in mezzo una quantità immensa di violini thrash con sottofondo di ritmi bossa che non sfigurerebbero come musica per ascensori.

Comunque lo rifarei (soprattutto perché non ho pagato i biglietti, eh …), però, magari, con due film che offrano maggiori soddisfazioni.

(mi ricorda qualcuno …)

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