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cinedigestione :-)

ieri sera, complici una tessera omaggio per il multisala Barberini in scadenza entro mercoledì, e soprattutto complice mio figlio che è andato a cena e pi è rimasto a dormire da un amichetto, io e mia moglie ci siamo sparati ben due dicasi due film di seguito al cinema, come facevamo ai tempi storici dell’estate romana a Massenzio, e dei cinema d’essai quali il Novocine a trastevere (ora trasformato in un’orrenda multisala), o il cinema Farnese prima che lo ristrutturassero.

I film, in sequenza, erano:

  • Mine Vaganti, di Ferzan Özpetek, come pietanza principale

Guardando in fila due film affatto diversi, tutto sommato mi sono divertito con entrambi, e mi sono venute in mente delle curiose assonanze:

Mimiche facciali – Mine vaganti: spicca su tutto la fulgidissima interpretazione di Riccardo Scamarcio, che ricorda nel 2010 la grandiosa gamma espressiva del Clint Eastwood dei tempi migliori: “con cappello” e “senza cappello”, che diventano, nella variante  Scamarciana “espressione bovina con bocca trasversale” e “espresssione bovina con bocca trasversale e angolo sinistro del labbro incurvato verso l’alto”.

Mimiche facciali – E’ complicato: probabilmente tutto il cast di questo film è stato pagato un tanto a movimento di ogni muscolo facciale (e, nel caso della Streep, con un bonus di un tanto a gesticolazione), considerando  la quantità incredibile di espressioni facciali esagerate ai limiti del grottesco, con bocche spalancate, occhi strabuzzati, eccetera. Fanno eccezione (parziale) Steve Martin, che in gran parte del film ha un sorriso inchiodato (probabilmente dovuto a un’emiparesi), e Alec Baldwin che ci prova in qualche parte di film e poi getta la spugna.

Sagra delle Banalità – Mine Vaganti: i personaggi tratteggiati a mò di macchiette: il genero napoletano, i gay o tormentatissimi o checcone al limite della drag queen come in “Priscilla – La regina del Deserto” (grande film, quello), la nonna oracolo (mina vagante per antonomasia del film) che tutto sa tutto vede e tutto prevede, la sorella zitta ma che si accorge di tutto, la bella scontrosa che smuove il confine fra omo ed eterosessualità di Scamarcio, il padre padrone., e infine il lieto fine sul funerale e sul ballo finale che mescola antico e nuovo.

Sagra delle Banalità – E’ complicato: tutto il film. ma la cosa veramente tremenda è la colonna sonora, che passa da “suite: Judy blue eyes” di Crosby, Stills & Nash, a Pump and Circumstances di Elgar con in mezzo una quantità immensa di violini thrash con sottofondo di ritmi bossa che non sfigurerebbero come musica per ascensori.

Comunque lo rifarei (soprattutto perché non ho pagato i biglietti, eh …), però, magari, con due film che offrano maggiori soddisfazioni.

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